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La “Piccola Pentecoste” (Atti 4,23-31) e i suoi testi paralleli

Il brano detto „Piccola Pentecoste” (Atti 4,23-31) è stato oggetto di numerosi studi esegetici e di quelli della spiritualità cristiana. Alcuni di essi sottolineano l’importanza della preghiera, altri indicano l’aspetto comunitario o si concentrano sulle persecuzioni che i cristiani devono subire. Il tema che abbiamo scelto per il nostro studio ci spinge ad esaminare determinate caratteristiche degli Atti 4,23-31. Lo scopo del nostro lavoro è di dimostrare, che durante le persecuzioni, Dio aiutava la comunità cristiana che si radunava in preghiera, e che questa preghiera faceva scendere lo Spirito Santo e incoraggiava i credenti ad annunciare la parola di Dio. L’aiuto di Dio ottenuto attraverso la preghiera riguardo alle persecuzioni appare come il messaggio principale degli Atti 4,23-31. Tuttavia quest’aiuto non può essere ottenuto senza Gesù. Anche se la fonte ultima dell’aiuto rimane il Padre, Egli compie „miracoli e prodigi” attraverso il nome di Gesù. L’idea non rara nell’opera lucana, che Dio Padre è attivo nella vita dei cristiani, è presente anche nel nostro brano. La preghiera della comunità diventa un modello per i cristiani perseguitati. I brani paralleli, soprattutto quelli dell’opera lucana, ci aiuteranno a comprendere meglio il messaggio della pericope.

(1) IL MESSAGGIO PRINCIPALE DEGLI ATTI 4,23-31

La preghiera occupa una parte importante nella visione lucana della storia della salvezza. Nei momenti più importanti per la Chiesa, i discepoli di Gesù si riunivano per la preghiera comunitaria. Durante le persecuzioni la Chiesa tramite la preghiera cercava l’aiuto di Dio che ha „creato il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi” e tiene tutto sotto il suo controllo. Egli stesso ha previsto la passione di Gesù, che ha preordinato per „la sua mano e la sua volontà”. La risposta di Dio è immediata: lo Spirito Santo scende sui credenti e dà loro παρρησία per annunciare la parola di Dio[1]. Paradossalmente anche le persecuzioni possono servire nella teologia lucana a divulgare l’annuncio cristiano[2]. Così l’aiuto di Dio ottenuto attraverso la preghiera comunitaria riguardo alle persecuzioni appare come il messaggio principale degli Atti 4,23-31.

Già i successivi elementi della struttura degli Atti 4,23-31 mettono in risalto diverse caratteristiche che poi compongono questo messaggio principale del brano. L’introduzione della preghiera (4,23-24a) sottolinea il suo aspetto comunitario. L’invocazione (4,24b-25a) presenta l’immagine di Dio come despo,thj, il Creatore universale e colui che parla attraverso la Scrittura. Egli porta avanti la storia della salvezza. La citazione di Sal 2,1-2 (4,25b-26) interpreta le persecuzioni contro il Messia di Dio. L’esplicazione (4,27-28) di questa citazione afferma l’identità messianica di Cristo e applica  il Sal 2,1-2 alla vita della comunità. Così l’evangelista mette in rilievo tre fatti: che le promesse, le profezie e le speranze dell’Antico Testamento si sono compiute in Gesù; che le persecuzioni contro Gesù e i suoi seguaci erano previste da Dio, dunque fanno parte del suo piano salvifico; e che Dio continua ad operare nella storia dei cristiani come ha agito nella vita del suo Unto. Le richieste rivolte a Dio Padre (4,29-30) si concentrano sull’annuncio della parola di Dio nonostante le „loro minacce” e le persecuzioni. La risposta del Padre (4,31), accompagnata dal segno della scossa, consiste nella discesa dello Spirito Santo e nel dono della παρρησία per la proclamazione della buona novella.

Gli oranti si rivolgono al Signore, Creatore di tutte le cose, il quale aveva parlato attraverso la Scrittura. Da Lui aspettano un aiuto e una risposta alla loro preghiera. Aspettano l’agire di Dio nella situazione delle persecuzioni. Solo Lui può mandare il suo Spirito ed incoraggiare i credenti all’annuncio della buona novella. Lui può „volgere il suo sguardo alle minacce” e concedere la parrhsi,a per la missione cristiana. Lui può „stendere la sua mano perché si compiano guarigioni, miracoli e prodigi” nel nome di Gesù. Come era presente durante la passione di Gesù, quando tanti si radunarono insieme „per compiere ciò che la sua mano e la sua volontà avevano preordinato che avvenisse”, così può intervenire quando la sua comunità soffre le persecuzioni.

Il nostro brano si situa sulla linea teologica di Luca di mostrare, che Dio continua a portare la salvezza al suo popolo. Questo si vede soprattutto nel vocabolario del versetto 28, in cui l’evangelista usa il verbo προώρισεν e il sostantivo βουλή, e nei versetti 29 e 31, in cui il sostantivo „parola” si può interpretare come „salvezza”. L’aspetto della salvezza viene anche sottolineato dal richiamo alla Scrittura, alla quale Luca attribuisce una grande importanza. Perché la Scrittura ha trovato il suo compimento in Cristo, ognuno chi crede in Lui, trova la salvezza, che viene continuamente portata al popolo di Dio.

Lo stesso Spirito, che operava nella vita di Gesù, opera adesso nella vita della comunità. Gesù era guidato dallo Spirito (Lc 4,1), sotto la potenza dello Spirito Santo operava miracoli e prodigi (Lc 4,14.18; Atti 10,38), pregava (Lc 10,21) e pronunciava il suo messaggio (Lc 4,1.14.18; Atti 1,2). Lo stesso Spirito Santo riempie i credenti della sua forza e dà loro il dono della parrhsi,a per annunciare la parola di Dio. La missione di Gesù  diventa la missione della comunità della Chiesa[3]. La terminologia pneumatologica, con la quale Luca descriveva la missione di Gesù, viene anche applicata ai discepoli. In questo modo l’evangelista mostra ai lettori, che l’attività della comunità è una continuazione dell’attività di Gesù. Questo fatto viene sottolineato e rafforzato anche per mezzo di menzionata identificazione tra Gesù e i discepoli perseguitati, perché le minacce contro i discepoli nel testo della preghiera vengono applicate a Gesù stesso: „si radunarono insieme contro il tuo santo servo Gesù, che hai unto come Cristo” (4,27).

Nella preghiera i membri della comunità si rivolgono al Padre, ma anche Cristo è presente, perché nel suo nome si compiono segni e prodigi. Così il nostro brano contiene l’idea che anche Cristo è attivo nella comunità dei credenti[4].

Il messaggio principale dell’intera pericope possiamo racchiudere nell’affermazione, che attraverso la preghiera Dio aiuta la comunità cristiana, la quale si trova nella situazione delle persecuzioni. Dio Padre, dunque, rimane attivo nella vita della comunità primitiva. È il Padre colui che concede il dono dello Spirito Santo alla comunità; è colui che dà il dono della παρρησία; ed è colui che compie „i segni e prodigi”. Tuttavia l’aiuto che la comunità riceve dal Padre non può essere ottenuto senza Gesù. Gesù è presentato nella pericope come il „santo servo” di Dio, il quale Egli ha unto come „il suo Cristo” (cioè Messia). Gesù è il „Servo del Signore” preannunciato da Isaia (52,13); in Lui trovano il suo compimento le parole del Sal 2,1-2. Durante la sua passione doveva subire l’ostilità e le persecuzioni; ora soffre nei suoi fedeli, con i quali viene identificato. Tuttavia tutte queste persecuzioni, in quanto previste dal Padre, fanno parte del suo progetto salvifico.

Tutto questo avviene nell’aspetto comunitario. L’aiuto del Padre viene concesso alla comunità. Gli apostoli Pietro e Giovanni raggiungono la comunità dopo essere liberati; la comunità ascolta la loro relazione dei fatti avvenuti. Ma la comunità prega insieme e tutti i membri della comunità ricevono il dono dello Spirito Santo e annunciano la parola di Dio.

(2) TESTI PARALLELI DEGLI ATTI 4,23-31

Per Atti 4,23-31 sono stati proposti molti parallelismi, perciò bisogna scegliere fra di essi solo quelli che sono i più utili per sviluppare il nostro tema. Questi troviamo soprattutto nell’opera lucana. Poi c’è ancora un altro testo parallelo nell’Antico Testamento, che può essere utile per l’analisi degli Atti 4,23-31.

2.1.IN LUCA-ATTI

Si vede chiaramente, che nel nostro brano, il quale mette in risalto l’attività di Dio Padre, la preghiera è strettamente collegata con la discesa dello Spirito Santo e con l’annuncio cristiano. Luca evidenzia il rapporto tra la preghiera e l’annuncio, che vede come il frutto di questa preghiera. La fonte primaria dell’annuncio è spesso (come nel nostro brano) lo Spirito Santo[5]. In Luca – Atti troviamo tanti passi, in cui la preghiera (sia personale sia quella comunitaria) è collegata o con lo Spirito Santo, o con l’annuncio, o con ambedue le realtà. Non c’è dubbio, che in tutti questi brani troviamo il pensiero lucano, che ci dà uno sguardo più profondo agli Atti 4,23-31[6]. Nella nostra presentazione si limitiamo ai brani, in cui lo Spirito Santo è strettamente collegato con la missione, ma nello stesso tempo è evidente l’attività di Dio Padre. Proponiamo di esaminare due testi: Lc 4,16-30 e Atti 2,1-36.

2.1.1. Lc 4,16-30

Molti autori affermano che il passo programmatico (Lc 4,16-30) vale non soltanto per il vangelo, ma anche per gli Atti. L’unità del brano è più larga e abbraccia Lc 4,14-44 (prima dell’evento nella sinagoga di Nàzaret Luca descrive brevemente l’inaugurazione di attività pubblica di Gesù in 4,14-15; dopo questo evento seguono esempi delle guarigioni: 4,31-44). Gli elementi in comune fra Lc 4,16-30 [14-44] e Atti 4,23-31 che vogliamo sottolineare sono i seguenti: l’attività di Dio Padre, l’annuncio di buona novella, il ruolo dello Spirito Santo, la funzione dei miracoli, delle persecuzioni e l’uso del verbo cri,w, che ha come suo soggetto Gesù.

Già all’inizio della predicazione di Gesù l’evangelista nota, che egli „ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo” (4,14a). Nella sinagoga di Nàzaret Gesù applica a se stesso il brano di Isaia (61,1-2) dichiarando, che lo Spirito Santo è sopra di lui, che l’ha unto e lo conduce alla proclamazione della buona novella ed a compiere miracoli e prodigi. L’evangelista consapevolmente crea impressione, che subito dopo aver preannunziato la sua attività nella sinagoga di Nazaret, Gesù metta in pratica il brano programmatico attraverso l’insegnamento con l’autorità, la liberazione di un uomo dallo spirito impuro (4,31-37), la guarigione della suocera di Simone (4,38-39) e molte altre guarigioni (4,40-41). Poi Gesù porta la buona novella in Giudea (4,43-44). Questa attività di Gesù corrisponde perfettamente al contenuto del brano programmatico, in cui Gesù aveva preannunziato di portare la buona novella ai poveri, proclamare la libertà ai prigionieri, la vista ai ciechi e rimettere in libertà gli oppressi (4,18). Come i miracoli di cui si parla in Lc 4,31-44 confermano l’applicazione di Is 61,1-2 a Gesù in Lc 4,16-30, così miracoli nel nostro brano (Atti 4,30) sono la verifica dell’annuncio della comunità.

Gesù compie tutte queste azioni, perché Egli era stato unto da Dio (4,18a; cf. Is 61,1). Così Luca mette in rilievo l’attività di Dio Padre. La menzione dell’unzione di Gesù corrisponde alla citazione del Salmo 2,1-2 nel nostro brano, nel quale si dice, che i re della terra e i principi si radunano insieme contro il Signore e contro il suo Cristo (Atti 4,26). L’unzione viene sottolineata ancora una volta in Atti 4,27. Come si vede, l’oggetto del verbo χρίω, sia in Lc 4,18a sia nel nostro brano, rimane sempre Gesù. Si può ritenere, dunque, che Luca voglia presentare Gesù come il Servo del Signore, che è stato unto da Dio (cf. Is 61,1)[7].

La funzione delle persecuzioni è anche simile in entrambi brani. L’opposizione verso Gesù in Atti 4,25-27 corrisponde con la reazione violenta degli abitanti di Nàzaret in Lc 4,24-29. Di nuovo appare il motivo di corrispondenza tra sorte di Gesù e quella dei suoi seguaci[8].

Come si nota nel paragone tra Lc 4,16-30 [14-44] e Atti 4,23-31, Dio Padre è attivo nella vita terrena di Gesù e rimane attivo nella vita della comunità primitiva. Lo Spirito Santo che aveva unto Gesù, riempie anche i membri della comunità. Gesù, guidato dallo stesso Spirito, annunciava la buona novella; anche i credenti, rafforzati dalla sua potenza, predicano la parola di Dio con parrhsi,a [9]. Sia Gesù sia i credenti incontrano l’ostilità e devono subire le persecuzioni, ma i miracoli sono la verifica dell’annuncio in entrambi i casi.

2.1.2. Atti 2,1-36

L’altro brano, che costituisce un parallelo significativo con gli Atti 4,23-31, è il racconto della Pentecoste (Atti 2,1-36). Gli elementi in comune per questi due brani consistono nell’attività di Dio Padre, nella preghiera, nel segno della presenza divina, nell’annuncio e naturalmente nella discesa dello Spirito Santo.

Anche se nel testo della Pentecoste non si menziona direttamente la preghiera, il contesto immediato la indica. Il tempo imperfetto collegato con il participio in Atti 1,14 indica, che si tratta della loro attività ordinaria: stare insieme nella camera di sopra e pregare.

„Un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo” (2,2b) è segno della presenza divina e assume la stessa funzione che il terremoto in Atti 4,31. Un altro segno della presenza divina nel racconto della Pentecoste sono „le lingue di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro” (2,3).

La venuta dello Spirito Santo viene descritta con le stesse parole che in Atti 4,31 (c.v. 2,4). La discesa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste era un adempimento della promessa del Padre (Atti 1,4). Così viene messa in evidenza l’attività di Dio Padre.

Dopo la discesa dello Spirito Santo l’annuncio cristiano viene descritto a due livelli. Il primo costituisce „parlare in altre lingue” (2,4b) e annunciare „le grandi opere di Dio” (2,11b). Il secondo rappresenta l’annuncio del messaggio salvifico nel discorso di Pietro (2,14-40). Appare qui un modello: preghiera – annuncio, spesso usato da Luca nella sua opera.

Tutti gli indizi sopra elencati hanno condotto alcuni esegeti a denominare il brano Atti 4,23-31 con il nome: la Piccola Pentecoste o la Seconda Pentecoste. Anche se la scelta di questo termine non sembra molto felice (perché può creare un’impressione, che la „prima” Pentecoste sia stata annullata o non sia stata molto efficace)[10], senza dubbio indica un parallelismo tra i due brani.

2.2.NELL’ANTICO TESTAMENTO

Nell’Antico Testamento troviamo molti testi che sono stati composti nella forma delle preghiere causate dalle persecuzioni. Come il brano dell’Antico Testamento, parallelo agli Atti 4,23-31, si propone di solito Is 37,16-20. Questo testo trova a sua volta il parallelismo con 2 Re 19,15-19[11].

2.2.1. Is 37,16-20 (2 Re 19,15-19)

Il testo presenta la preghiera spontanea di Ezechia in una situazione di crisi. Gerusalemme è minacciata ed Ezechia sa, che solo Dio può proteggerla, perciò si rivolge a Lui nella preghiera. Anche la preghiera in Atti 4,23-31 è una richiesta spontanea dell’aiuto di Dio per i membri della Chiesa minacciata.

L’elemento più notevole, che le due preghiere hanno in comune, è la struttura del testo[12]. Ci sono anche molte parole comuni per entrambi i brani, e anche quelle che contengono un’idea simile.

Ambedue le preghiere indicano la fonte delle minacce (Is 37,18-19a; cf. Atti 4,27), ambedue parlano di Dio come il Creatore (Is 37,16b; cf. Atti 4,24a), hanno riferimento ai nomi dei nemici (Is 37,17b; cf. Atti 4,27) e si concludono con le richieste (Is 37,17; Is 37,20; cf. Atti 4,29). Molto simile è anche l’uso del καὶ τὰ νῦν (Atti 4,29; 2 Re 19,19; Is 37,20)[13] e dell’espressione ἐπ’ ἀληθείας (Is 37,18; cf.Atti 4,27).

Fra i due brani si nota anche una differenza: mentre Ezechia prega espressamente per la liberazione, la comunità chiede la παρρησία per annunciare la parola di Dio. La richiesta per la liberazione dalla situazione delle persecuzioni può essere rinchiusa in un modo indiretto nelle parole: „volgi lo sguardo alle loro minacce” (Atti 4,29).

Visto che ambedue le preghiere seguono lo stesso schema, possiamo accettare la possibilità, che la preghiera di Ezechia era un modello, o almeno aveva influenzato il testo di Luca[14].

CONCLUSIONI

L’annuncio salvifico in Luca-Atti è spesso collegato con la preghiera e si concentra sempre sulla persona di Gesù. La preghiera comunitaria nelle persecuzioni (Atti 4,23-31), insieme con i suoi risultati rivela, che il Padre concede ai credenti il suo aiuto, affinché il suo messaggio su Gesù possa essere annunciato nel mondo.

Nei brani paralleli degli Atti 4,23-31 nell’opera lucana (Lc 4,16-30 [14-44]; Atti 2,1-36), nei quali la preghiera e l’annuncio vengono presentati insieme, Luca segue sempre un modello: preghiera – annuncio[15]. Anche il brano esaminato lo segue. Il significato di questo modello sembra chiaro: il vero annuncio cristiano su Gesù dovrebbe partire dalla preghiera. Solo così può essere efficace. La preghiera è una fonte di qualità dell’annuncio. In questo senso la preghiera comunitaria nelle persecuzioni diventa un modello per i cristiani perseguitati. Anche loro, tramite la preghiera, possono essere riempiti dello Spirito Santo e possono ottenere il coraggio per annunciare la parola di Dio. Infatti una delle funzioni più importanti dello Spirito nell’opera lucana è quella di condurre ed incoraggiare l’annuncio[16]. Come un modello per la struttura del nostro brano l’autore poteva forse servirsi di Is 37,16-20 (2 Re 19,15-19).

Streszczenie: “Mała Pięćdziesiątnica” i narracje paralelne

Zasadnicze orędzie opowiadania, zwanego niekiedy „Małą Pięćdziesiątnicą” (Dz 4,24-31) sprowadzić można do kilku twierdzeń. Wprowadzenie narratywne (4,23-24a), ukazujące wspólnotowy charakter mającej nastąpić modlitwy, wskazuje na misyjną naturę rodzącego się Kościoła. Inwokacja modlitewna (4,24b-25a) ukazuje Boga najpierw jako Pana (despo,thj), wobec którego wierzący są sługami (dou/loi), a ich rola wyznaczona jest przez nakaz głoszenia orędzia o zbawieniu. Bóg ukazany jest również jako Stwórca oraz Ten, który przemawia przez Pisma, przez co prowadzi w rozwoju historię zbawienia. Mesjańskie odczytanie Ps 2,1-2 (ww.25b-26) interpretuje fakt prześladowań widzianych w dwupoziomowej optyce: najpierw w historycznej misji samego Jezusa, później w życiu Jego uczniów. Przyczyna prześladowań jest zawsze ta sama: fakt głoszonego słowa. Dwie petycje skierowane do Boga (4,29-30) również koncentrują się wokół przepowiadania słowa Bożego: w pierwszej zgromadzeni proszą, by Bóg „wejrzał na groźby” spowodowane głoszeniem zbawienia, druga dotyczy udzielenia odwagi do kontynuacji tej misji. „Uzdrowienia, znaki i cuda” dokonywane przez „imię Jezusa” pełnią rolę argumentu potwierdzającego skuteczność głoszonego słowa. Rezultatem modlitwy (4,31), której przyjęcie potwierdza znak wstrząsu „miejsca, w którym przebywali”, jest ponowne (po Pięćdziesiątnicy) napełnienie Duchem Świętym i głoszenie z odwagą słowa zbawienia.

Spośród licznych tekstów proponowanych jako narracje paralelne do Dz 4,23-31, uwagę przyciągają trzy opowiadania. Łk 4,16-30 ukazuje, że Bóg Ojciec jest aktywny w życiu Kościoła, jak był aktywny w historycznej misji Jezusa, a Duch Święty, który namaścił Jezusa, wypełnia także pierwszych chrześcijan. Wspólne motywy łączące Dz 4,23-31 z Dz 2,1-36 to: działanie Boga Ojca, modlitwa, znaki Bożej obecności, głoszenie słowa Bożego i zstąpienie Ducha Świętego. W swej strukturze Dz 4,23-31 przypomina modlitwę Ezechiasza (Iż 37,16-20; 2Krl 19,15-19), który prosi Jahwe o ochronę dla zagrożonej Jerozolimy.

So called „Small Pentecost” (Acts 4,23-31) and its parallels

The fragment of Acts (4,24-31) is often called “Small Pentecost” and presents the prayer of believers for boldness. An introduction to this text stresses the fact, that the prayer took place in the community (vv.23-24a). In the invocation God is shown as the Lord and as Creator of all things (vv.24b-25a). Then the Psalm 2,1-2 is interpreted as a messianic psalm (vv.25b-26). The believers pray for boldness during the time of persecution. The cause of this persecution is their preaching the word of God. As the result of their prayer Luke shows the new descending of the Holy Spirit (v.31). The interpretation of this text can be enriched by the examining the parallel texts (Lk 4,16-30 and Acts 2,1-36).

 

[1] Smalley nota: Così si sviluppa la storia della salvezza: „If it is true that the critical moments in the progress of the Heilsgeschichte are associated with petitionary prayer, as a response to the petition, it is also true that prayer is the means by which the dynamic power of the Spirit of God is realized and apprehended for purposes of salvation in history”; S.SMALLEY, „Spirit, Kingdom and Prayer in Luke – Acts”, NT 15 (1973) 62.

[2] „Se la Chiesa resta autentica e fedele alla sua natura missionaria, la persecuzione ne diventa momento integrale, ‚necessario’, della sua storia.”; G.BETORI, Perseguitati a causa del Nome. Struttura dei racconti di persecuzione in Atti 1,12-8,4, AnBib 97, Roma 1981, 196.

[3] cf. J.B.SHELTON, Mighty in Word and Deed. The Role of the Holy Spirit in Luke – Acts, Peabody 1991, 157.

[4] R.F.O’Toole nota: „Secondo questo brano, infatti, sia il Padre che il Figlio e lo Spirito Santo assistono i cristiani che nelle persecuzioni proclamano con coraggio la parola di Dio”; R.F.O’TOOLE, L’unità della Teologia di Luca. Un’analisi del Vangelo di Luca e degli Atti, Torino 1994, 128.

[5] cf. G.BETORI, Perseguitati a causa,161.

[6] I testi dove si può vedere un certo collegamento tra lo Spirito Santo e la preghiera nell’opera lucana sono i seguenti: Lc 1,39-55: Nel racconto degli eventi che precedono la nascità di Gesù lo Spirito Santo è promesso a Maria nella scena dell’annunciazione. „Lo Spirito Santo scenderà su di te” – promette a Maria l’angelo del Signore (Lc 1,35). Con l’annunciazione Luca collega temporalmente („in quei giorni”, Lc 1,39) la visitazione a casa di Elisabetta e il Magnificat, la preghiera proclamata da Maria (Lc 1,46-55). Il legame fra la preghiera e lo Spirito Santo sembra evidente, ma la sequenza è diversa: mentre in Atti 4,23-31 la discesa dello Spirito Santo è frutto della preghiera, qui la preghiera è frutto della presenza dello Spirito; Lc 1,67-79: L’introduzione del Benedictus ci dice che Zaccaria „fu pieno di Spirito Santo” (1,67). Si può discutere se il Benedictus è una preghiera o piuttosto una proclamazione, ma se lo consideriamo (almeno la prima parte che spesso si chiama inno di ringraziamento, vv. 68-74) come preghiera, la conclusione è che la sua fonte è lo Spirito Santo; Lc 11,13: Lo Spirito Santo sarà dato ai credenti come risposta alle loro preghiere: „Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” Si deve notare che Matteo invece di Spirito Santo legge „cose buone” (Mt 7,11); Lc 24,44-51: Prima della sua ascensione al cielo Gesù preannunzia agli apostoli la promessa del Padre, cioè lo Spirito Santo: „E io manderò su di voi quello che il Padre mio mi ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto” (Lc 24,49). Gli apostoli ubbidienti a questo comando del Signore restano a Gerusalemme nella preghiera: „e stavano sempre nel tempio lodando Dio” (Lc 24,52); Atti 6,1-6: L’istituzione dei sette è stata fatta nel clima della preghiera. Solo così è stato possibile scegliere gli uomini „pieni dello Spirito Santo” (cf. vv.3b.5). Si discute se possiamo vedere in questo atto l’ordinazione, ma non c’è dubbio che la preghiera era un fattore importante per l’istituzione dei sette.

I brani lucani, nei quali vengono collegati la preghiera e l’annuncio: Lc 2,36-38: Presentando Anna, figlia di Fanuèle, Luca aggiunge che „non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere” (Lc 2,37b). Subito dopo la menzione della preghiera segue l’annuncio su Gesù: „Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano le redenzione di Gerusalemme” (Lc 2,38). In questo brano si nota chiaramente un modello: preghiera – annuncio; Lc 9,28-36:  La trasfigurazione di Gesù si svolge nel clima della preghiera: Gesù „prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare” (Lc 9,28). Subito dopo la visione di Mosè e Elia „dalla nube uscì una voce, che diceva: Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo” (Lc 9,35). Anche se l’annuncio, che viene dopo la preghiera proviene da parte di Dio, sempre si concentra sull’identità di Gesù. Di nuovo si nota un modello: preghiera – annuncio; Atti 16,25-34: Nel racconto della liberazione miracolosa di Paolo e Sila dal carcere in Filippi si notano molti motivi paralleli con Atti 4,23-31: preghiera, terremoto, liberazione dall’imprigionamento (cf. Vapoluqe,ntej in 4,23a), annuncio. Anche qui come in Atti 4 imprigionati erano due personaggi (prima Pietro e Giovanni, ora Paolo e Sila). L’annuncio viene indirizzato al carceriere della prigione, che voleva farsi del male pensando che i prigionieri sono scappati. Di nuovo appare il modello: preghiera – annuncio.

I brani dove l’evangelista collega la preghiera e l’annuncio con lo Spirito Santo: Lc 2,25-35: Luca descrivendo la figura di Simeone dice che „lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore” (Lc 2,26). Subito dopo questa menzione dello Spirito Santo segue la preghiera di Simeone (Lc 2, 29-32). Le somiglianze fra il nostro brano e la preghiera di Simeone vanno più avanti: in ambedue i testi per invocare Dio si usa lo stesso sostantivo De,spota in vocativo, e ambedue testi parlano del Messia. Il termine despo,thj si usava nelle preghiere dei giudei per glorificare Dio come Dio. Il termine determina anche la relazione del popolo di Dio con Dio stesso. Questo si vede più chiaramente alla luce dell’uso del sostantivo dou,loi in Atti 4,29, usato anche da Simeone (Lc 2,29). Simeone è convinto di vedere il futuro Messia di Israele, e anche la comunità nella preghiera esprime la sua fede in Gesù – Messia. Subito dopo la sua preghiera  Simeone pronuncia la profezia: „Egli è qui per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione” (Lc 2,34). Questa profezia trova il suo adempimento proprio nelle persecuzioni dei primi cristiani. Un altro elemento parallelo fra i due brani è l’uso di nun, che introduce la richiesta. Ancora una volta si nota il modello: preghiera – annuncio;  Atti 7,1-60: Il testo presenta il discorso di Stefano, „pieno di Spirito Santo” (7,55) e la sua lapidazione. Prima di morire Stefano pregava „Signore Gesù, accogli il mio spirito” (7,59) e anche „Signore, non imputar loro questo peccato” (7,60). L’annuncio di Stefano viene rifiutato da quelli che si oppongono allo Spirito Santo (7,51). Non c’è dubbio l’intento dell’evangelista era quello di mostrare il parallelo fra Stefano e Gesù: Stefano è pieno di Spirito Santo, di saggezza, di grazia e di potenza (6,4-5.8), opera i segni, annuncia il messaggio di salvezza, diventa simile a Gesù nella sua passione. Si può affermare che qui l’evangelista modifica il modello: preghiera – annuncio per evidenziare la somiglianza fra la passione di Gesù e quella di Stefano.

[7] Ci sono almeno quattro ragioni per cui gli esegeti ritengono, che nel brano programmatico (soppratutto in 4,18-19) Luca presenta Gesù come il Servo del Signore: la citazione di Is (61,1-2) in 4,18-19 è simile a quella del primo Canto del Servo (Is 42,1); in Lc 2,25-25, che costituisce un brano parallelo a 4,16-30, Gesù viene presentato come il Servo; nel racconto del battesimo di Gesù (3,21-22) troviamo la frase che fa riferimento al Canto del Servo (Is 42,1); la missione verso i pagani, il rifiuto e la voglia di uccidere Gesù indicano l’intenzione di Luca di presentare Gesù come il Servo del Signore; cf. R.F.O’TOOLE, „How Does Luke”, 339-340.

[8] cf. R.F.O’TOOLE, „Does Luke Also Portray Jesus as the Christ in Luke 4,16-30?”, Bib 76 (1995) 509.

[9] É da notare anche un altro parallelismo fra due testi. In Atti 4,23-31 Luca presenta l’immagine degli apostoli nello stesso modo con il quale prima ha presentato Gesù: quando all’inizio del suo pubblico ministero Gesù parlava dei pagani, come la vedova di Sarepta o Naaman purificato da Elia (Lc 4,26-27), lo condussero fuori dalla sua città con l’intenzione di ucciderlo, ma Gesù fuggì (Lc 4,29-30). Anche adesso dopo l’inizio del ministero della Chiesa rappresentata da Pietro e Giovanni, gli apostoli sono catturati, ma poi miracolosamente liberati; cf. S.F.PLYMALE, The Prayer Texts of Luke-Acts, AmUSt.TR 118, New York – San Francisco – Bern – Frankfurt am Main – Paris – London 1991, 78-79.

[10] J.B.Polhill nota: „This was not a second Pentecost. They had already received the Spirit. The Spirit had helped Peter and John in a mighty way before the Sanhedrin. It was a fresh filling, a renewed awarness of the Spirit’s power and presence in their life and witness. This was not an ephemeral ecstatic manifestation but a fresh endowment of power for witness that would continue”; J.B.POLHILL, Acts, The New American Commentary 26, Nashville 1992, 150; cf. anche J.W.PACKER, Acts of the Apostles, Cambridge 1966, 41.

[11] cf. C.-P.MÄRZ, Das Wort Gottes bei Lukas. Die lukanische Worttheologie als Frage an die neuere Lukasforschung, EThS 11, Leipizg 1974, 24.

[12] cf. J.B.POLHILL, Acts, 148.

[13] kai. ta. nu/n corrisponde con ebraico hT'[;w.; cf. H.CONZELMANN, Acts of the Apostles. A Commentary on the Acts of the Apostles, Hermeneia – A Critical and Historical Commentary on the Bible, Philadelphia 1987, 35; cf. anche S.F.PLYMALE, The Prayer, 80; C.-P.MÄRZ, Das Wort, 24.

[14] cf. B.WITHERINGTON, The Acts of the Apostles. A Socio – Rhetorical Commentary, Grand Rapids 1998, 203; E.HAENCHEN, The Acts of the Apostles. A Commentary, Oxford1971, 228.

[15] C’è una sola eccezione (che abbiamo già notato prima), quando l’evangelista vuole presentare il parallelo fra Gesù e Stefano (Atti 7,1-60).

[16] J.B.Shelton afferma: „For Luke, the dominant function of the Spirit is empowerment for mission, especially in relation to effective witness”; J.B.SHELTON, Mighty in Word, 161. Dello stesso parere è M.Turner: „a majority of the references to the Spirit occur in the context of mission, and in some way or other serve, direct or empower it”; M.TURNER, Power from on High. The Spirit in Israel’s Restoration and Witness in Luke-Acts, Sheffield 1996, 402-403.

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ks. Mariusz Rosik