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Izabela Jaruzelska, Własność w prawie biblijnym

Izabela Jaruzelska, Własność w prawie biblijnym, (Il diritto di proprietà nella legge biblica), Warszawa 1999, pp.205.

La Bibbia degli Ebrei, come un libro di valore universale, è nata nell’ambiente israeliano, in una concreta situazione politica e sociale. Da quel punto di vista, la Bibbia costituisce una fonte molto interesante per la storia della sociologia antica del Medio-Oriente. Le norme che regolano la vita sociale del popolo d’Israele troviamo inanzittutto nel Pentateucho, che contiene una raccolta delle leggi di provenienza divina, promulgate da Mosè, il primo e il più grande legislatore d’Israele. Il libro di Izabela Jaruzelska, Il diritto di proprietà nella legge biblica (dedicato al prof. Bernard Trémel da Friburgo in Svizzera), tratta – come suggerisce il titolo – di una sola dimensione della vita sociale degli Israeliti del periodo biblico. Il libro viene diviso in quattro parti: L’Antico Testamento come la fonte della conoscenza della società dell’Israele antico (I), il Codice dell’Alleanza: Es 20,22-23,33 (II), il Codice del Deuteronomio: Deut 12,1-26,19 (III) e il Codice della Santità: Lev 17,1-26,46 (IV). Ogniuno degli documenti trattati nei capitoli II, III e IV risale alla epoca e all’ambiente diverso.

Nel capitolo I (pp. 7-36) l’Autrice esprime la sua convinzione che la Bibbia come fonte sociologica contiene due tipi di dati: primo -le informazioni sulle strutture della vita sociale degli Israeliti, secondo – le convinzioni degli Ebrei antichi, riguardanti le diverse dimensioni della vita sociale. Jaruzelska presenta in un modo conciso lo status questionis della problematica sociologica dell’Antico Testamento nelle scienze moderne, e – in un modo più ampio – descrive teoria economico-sociologica della proprietà come uno strumento dell’analisi dell’idea di proprietà nella Bibbia. Nella conclusione di questo capitolo, l’Autrice presenta il suo metodo, usato per analizzare i testi biblici.

Il Codice dell’Alleanza ha un’importanza particolare nella fede e nella vita quotidiana degli Israeliti. Senza dubbio ha avuto dapprima una esistenza indipendente. Il posto speciale nella Bibbia Ebraica occupa il Decalogo (Es 20,1-17) che precede questo codice. Dagli diversi temi contenuti in Es 20,22-23,33 (legge dell’altare, leggi sugli schiavi, omicidio, colpi e ferite, furti di animali, delitti che esigono un indennizzo, violenza, leggi morali e religiose, primizie e primogeniti, giustizia, anno sabbatici e sabato, feste d’Israele), I. Jaruzelska sceglie nel capitolo II (pp. 37-81) del suo libro solo questi frammenti, che toccano direttamente il problema della proprietà. L’Autrice sottolinea importanza dell’agricultura per l’esistenza del popolo. Le leggi israeliani sugli schiavi erano particolari riguardo agli altri popoli del Medio-Oriente antico: se qualcuno aveva acquistato uno schiavo ebreo, egli doveva servire per się anni e nel settimo poteva andarsene libero. La legge di Mosè prevedeva anche sanzioni precise per i furti. La struttura della società era già abbastanza sviluppata, perché il legislatore distingeva le diverse classi.

Il Codice del Deuteronomio (Deut 12,1-26,19), che forma la parte centrale del libro del Deuteronomio, è stato oggetto delle considerazioni nel capitolo III (pp. 82-140) del libro di I. Jaruzelska. Il codice deuteronomistico riprende un’ampia parte delle leggi del Codice dell’Alleanza, ma le aggiorna e adatta ai cambiamenti della vita economica e sociale. I cambiamenti più importanti riguardano il condono dei debiti e lo statuto degli schiavi (cfr. Deut 15,1-11 e Es 23,10-11; Deut 15,12-18 e Es 21,2-11). I cambiamenti nella legge e nei diritti di proprietà possono essere notate anche sul livello letterario del libro del Deuteronomio: la terminologia legislativa e giuridicha è notevolmente più vasta qui che nel libro del Esodo.

Il Codice della Santità (Lev 17,1-26,46), similmente al Codice deuteronomistico, è esistito prima separatamente dal Pentateucho (alcuni elementi possono risalire fino all’epoca nomadica, altri sono ancora preesilici e altri più recenti). Quest’insieme dei nove capitoli del libro del Levitico è diventato oggetto degli studi di I. Jaruzelska nel capitolo IV del suo lavoro (pp. 141-192). L’Autrice presenta il diritto di proprietà in Israele nel contesto di immolazioni e sacrifici, di feste ebraiche (soprattutto di anno sabbatico) e di legge religiosa. La canvinzione comune degli Ebrei era che sia la terra sia le persone appartengono al Signore, perciò “le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini” (Lev 25,23). Jaruzelska attira attenzione dei lettori alla relazione che esiste tra la proprietà comune e proprietà divina e presenta anno giubilare come il mezzo di risolvere il problema delle sproporzioni economiche della società.

La conclusione del libro (pp. 193-195) riassume in un modo breve, ma sistematico, i risultati delle ricerche condotte nei capitoli precedenti. Le ultime pagine del libro occupa la bibliografia (nell’ordine alfabetico, senza distinzioni) e il riassunto in inglese (“Property in the Biblical Law. Summary”).

Sembra che l’unica mancanza del libro di Jaruzelska sono piuttosto pochi riferimenti ai concreti passi bibliciò l’Autrice presenta dettagliatamente il loro contenuto, ma non sempre usa i sigla per indicare un passo preciso. L’analisi accurata delle tre collezioni delle leggi, fatta da I. Jaruzlska nel suo lavoro, permette di vedere le linee principali dello sviluppo del diritto di proprietà nell’Israele antico. Sembra che il libro Il diritto di proprietà nella legge biblica di I. Jaruzelska apre una nuova prospettiva per la futura ricerca sociologica nel campo biblico. Prossimo passo in questa ricerca potrebbe essere uno studio comparativo della legge di proprietà israeliana con quella di altre nazioni del Medio-Oriente antico.

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ks. Mariusz Rosik